Home AMBIENTE “Nel bosco”, straordinaria storia dell’ultimo vero eremita

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    Giovedì 4 aprile 2013 Chistopher Knight viene arrestato dalla polizia  di Albion per violazione di domicilio e furto; si scopre cosi che Knight, che ha quarantasette anni, da oltre 27 anni vive isolato all’interno di un bosco di Noth Pond senza aver mai avuto contatti con altre persone e senza mai aver fatto una telefonata o scritto una lettera: un quarto di secolo durante il quale non ha acceso un fuoco o dormito in un letto.

    Per la nostra rubrica “cibo per la mente” oggi parliamo de “Nel bosco” di Michael Finkel (Ed. Piemme, 207 pag., 17,90 Euro). La storia incredibile di un uomo che  all’età di vent’anni decide di isolarsi dal mondo e di vivere nella natura rifiutando ostinatamente qualsiasi contatto con gli essere umani.

    Quando Finkel, scrittore e giornalista, viene a conoscenza di questa incredibile vicenda scrive ripetutamente a Knight che sta scontando in  carcere una breve pena detentiva e faticosamente riesce a fare breccia nella sua diffidenza. Nel corso di alcune visite raccoglie la sua testimonianza e “Nel bosco” ne racconta la storia.

    Cristopher Knight viene da una famiglia di agricoltori molto riservata e durante la sua giovinezza evidenzia un carattere chiuso ma sostanzialmente normale; si diploma nel 1984 e lavora poi come installatore di antifurti fino al giorno in cui decide di licenziarsi; sale in macchina e raggiunge il Maine nei pressi del Moosehead Lake dove a piedi raggiunge un bosco sulle rive del North Pond.

    Inoltrandosi tra gli alberi trova una radura protetta da grandi rocce e con una sola via di accesso: il posto ideale per scomparire dalla vista degli uomini.

    La radura sarà la sua casa per 27 anni: monta una tenda, organizza un piccolo bagno e una discarica dove depositare i rifiuti. Ha con se un sacco a pelo, un fornello, alcuni libri e riviste, una radio portatile e pochi altri oggetti.

    Per sopravvivere non può fare altro che appropriarsi delle poche cose che i villeggianti del vicino Pine Tree Camp lasciano nelle loro abitazioni; di notte, muovendosi con enorme cautela, raggiunge i bungalows e dopo aver forzato le serrature (ha lavorato come montatore di antifurti e sa come muoversi) entra nelle case e prende solo lo stretto necessario: cibo (soprattutto dolci), indumenti, batterie, bombole di gas metano per il fornello, libri e riviste.

    Cose di poco conto ma che gli consentono di sopravvivere anche ai gelidi inverni del Maine quando le temperature scendono sotto i 20 gradi; per non rilevare la sua presenza non accende mai un fuoco. Quando il freddo si fa intenso si rifugia nella tenda sotto un cumulo di coperte e trascorre la maggior parte del tempo in una sorta di letargo.

    In 27 anni però, lontano da ogni possibile contagio, non si ammalerà mai. Legge, ascolta la radio e in un quarto di secolo ha un solo incontro con una coppia di cacciatori che si è addentrata nel bosco.

    A causa dei ripetuti furti la polizia di Albion però installa in alcuni bungalow un moderno antifurto dotato di un minuscolo rilevatore e così per Knight é la fine; arrestato ammette ogni addebito ma non sa dare una spiegazione al suo stravagante comportamento.

    La storia dell’uomo annovera numerosi eremiti, per lo più personaggi dediti alla preghiera e alla meditazione, ma Knight è qualcosa di diverso: non ha nulla contro i suoi simili ma non ama i contatti umani e desidera la  solitudine; sebbene la vita che ha condotto sia stata molto dura continua a preferire la foresta alla società umana. “Ho trovato un posto dove ero felice” questa la sua conclusione.

    “In sostanza” ha scritto Rainer Maria Rilke “siamo indicibilmente soli” e la storia di Cristopher Knight narrata ne “Il bosco” sembra proprio confermarcelo.

    Francesco Gargaglia

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